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Relazione del Rettore al Consiglio della Facoltà di Medicina e Chirurgia

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Desidero anzitutto ringraziare il Preside per l'invito a partecipare a una riunione del Consiglio di Facoltà sui problemi del Policlinico. E' un invito che ho accettato con piacere in quanto mi offre l'occasione di riferire alla Facoltà su questi problemi con maggiore dettaglio di quanto ho potuto fare nella riunione congiunta dei Consigli di Facoltà svoltasi il 16 gennaio (il cui testo è stato inviato a tutti i membri dei Consigli di Facoltà); in tale occasione ho presentato sia il quadro della situazione riferita al dicembre 1976, quando ho assunto la funzione di rettore, sia un sintetico sommario delle iniziative prese e dell'indirizzo elaborato per affrontare i vari problemi.

La riunione offre anche l'occasione di conoscere direttamente le valutazioni della Facoltà sulle esigenze e le indicazioni sul modo di soddisfarle. Valutazioni e indicazioni costituiranno un importante elemento per l'azione da svolgere e per quelle sedi istituzionali in cui le deliberazioni finali dovranno essere assunte.

Mi sia consentito di sottolineare l'aspetto positivo dell'incontro di oggi, che avviene prima di ogni decisione e che consentirà di pervenire alle decisioni stesse nella chiarezza, dopo aver valutato serenamente tutti gli aspetti della complessa tematica di fronte alla quale ci troviamo.

Prima di entrare nel vivo degli argomenti, desidero anche esprimere l'auspicio che più frequenti occasioni vi siano di incontri con la Facoltà sui problemi generali, in quello sforzo che tutti ci deve coinvolgere per superare la crisi di questi anni.

In particolare mi auguro di poter partecipare a una riunione dedicata ai problemi della didattica che consenta di definire le esigenze e indicare la strada per soddisfarle. L'impegno per gli studenti è un compito fondamentale della nostra istituzione e ogni sforzo dobbiamo esercitare, malgrado le difficoltà, in questa direzione. Da parte mia desidero assicurare la più completa disponibilità per ogni iniziativa in questo settore. Altra questione importante è quella della ricerca, che alla didattica universitaria è strettamente correlata; è l'altro settore in cui occorre coordinare sforzi e iniziative per valorizzare il patrimonio che nasce dall'impegno dei singoli e potenziarlo in una visione che veda l'Università come sede primaria della ricerca.

E' chiaro che didattica e ricerca sono, per la Facoltà di Medicina, collegate in un rapporto complesso, ma certo necessario, con l'assistenza; da questo punto di vista la riunione di oggi ha implicazioni di carattere generale su tutto il complesso delle attività, anche se non consentirà la specifica trattazione di ciascuna di essa.

STRUTTURA DELLA RELAZIONE

In questa relazione si presuppone la conoscenza sia della situazione al dicembre 1976 (cfr. pag. 17-18 della relazione del 16 gennaio, All. 1) sia del metodo adottato per affrontare i problemi nel 1977 (cfr. pag. 26 - 27 della citata relazione, All. 2). Il metodo è consistito nell'affrontare i problemi secondo due linee:

a) una prima linea avente per obiettivo il recupero funzionale del Policlinico, nel quadro che era definito dalla convenzione e che quindi stabiliva le modalità di intervento;

b) una seconda linea avente per obiettivo la definizione di un nuovo quadro di collaborazione Università-Regione.
Nella relazione riferirò separatamente su quanto è stato fatto in rapporto a questi due obiettivi, definiti su orizzonti temporali diversi, il breve e il medio termine.

INTERVENTI NEL QUADRO DELLA CONVENZIONE NEL 1977

Sono convinto che in questi sede, nella quale le difficoltà per tradurre le decisioni in fatti operativi sono ben presenti perché vissuti spesso in prima persona, è più efficace fa elencazione delle “cose fatte” piuttosto che delle “buone intenzioni”. Una tale elencazione è anche coerente con quella sensibilità alla concretezza e al pragmatismo presenti nelle facoltà impegnate in attività pratiche.

Dirò solo che le riunioni e gli incontri svolti per gli interventi che citerò hanno richiesto uno sforzo che può apparire, all'esterno, sproporzionato ai risultati e che certo il 1977 non è stato un anno in cui l'impegno ha potuto esplicarsi tutto nei problemi di gestione.

a) Testo della convenzione. L'acquisizione del testo completo e degli allegati è stato il primo atto faticoso del gennaio 1977; purtroppo non si è trattato solo, come per la verità ingenuamente mi aspettavo, di prenderlo dall'archivio.

b) Attuazione della legge 200 per il personale non medico. Due mesi di trattative, gennaio e febbraio 1977, per ottenere il 1 marzo 1977 le direttive regionali per l'applicazione degli articoli 1 e 2 della legge 200 (a tre anni dall'emanazione della legge). Si è trattato poi di impostare il problema non semplice del riconoscimento delle mansioni, di ricostruzione delle carriere, di valutazione degli arretrati per lo stipendio e per lo straordinario per tutte le unità di personale non medico, quelle rimaste all'Università e quelle passate al Pio Istituto. Tre anni di attesa hanno reso il compito obiettivamente oneroso. Oggi esso risulta quasi completato e ciò ha potuto essere fatto sia per la collaborazione degli uffici sia per l'adozione, per la prima volta, di procedure automatiche di elaborazione dei decreti. Non tutti forse hanno valutato il contributo che questo impegno è riuscito a dare allo stabilirsi di un clima migliore nel Policlinico.

c) Attuazione dell'accordo ANAO-FIARO per il personale medica. Nel gennaio 1977 fu data un'anticipazione e furono avviate trattative serrate, ma non facili, con il Pio Istituto che doveva assumersi l'onere finanziario e convalidare in questo modo la cosiddetta “strutturazione” la cui validità è stata dall'inizio materia controversa. Abbiamo ottenuto, grazie anche alla collaborazione dei nuovo Presidente del Pio Istituto, l'impegno di assunzione dell'onere finanziario e così si è potuto procedere alla valutazione del dovuto. Purtroppo, pur essendo completa la determinazione sia degli arretrati sia delle integrazioni mensili, lo “sciopero bianco” del personale dei Centro Elettronico del Rettorato ha impedito di erogare le somme. L'Amministrazione sta valutando il modo di superare questa ultima difficoltà.

d) Ristrutturazione degli uffici amministrativi. Si è riusciti a ridare un minimo di strutture agli uffici per la gestione amministrativa del personale, per i quali era in atto una politica di smobilitazione incomprensibile. Solo chi ha partecipato alla defatigante battaglia per arrestare questo processo ed alle tempestose riunioni alla Regione, al Pio Istituto e all'Università per pervenire a un accordo può valutare lo sforzo che è stato necessario: è difficile ristabilire un giusto rapporto quando l'assenza è stata lo stile adottato per anni.

e) Rapporti economico-finanziari. Anche in questo caso si è dovuto risalire la china di una passiva sopportazione all'accumulo di crediti. Una politica ferma su questo punto e l'impegno dell'Assessore alla Sanità vedono oggi il pagamento regolarmente effettuato sia per le quote mensili (7,2 miliardi annui) sia per l'onere di affitto dei padiglioni (2,5 miliardi annui). In effetti per quest'ultimo punto non risulta in nessun atto definita l'entità dell'onere, se non con l'iscrizione nel bilancio dell'Università della somma di 4 miliardi. Abbiamo posto il problema alla Regione, che ha ritenuto di portare i 2,5 miliardi a 2,9. Noi non abbiamo giudicato equa questa somma e abbiamo impegnato l'UTE per una migliore valutazione. Intanto il versamento è stato portato dalla Regione da 2,5 miliardi a 2,9. Sempre sul piano finanziario abbiamo posto il problema dei crediti e attualmente possiamo contare su un sicuro (e spero vicino) pagamento di 12 miliardi dal Ministero del Tesoro. Stiamo esercitando – oltre all'azione legale – un'azione intesa al riconoscimento di un'ulteriore somma di 10 miliardi. I 12 miliardi sui quali si può contare con sicurezza potrebbero costituire una risorsa per il risanamento dell'assetto edilizio del Policlinico.

f) Nuovi reparti. La “strutturazione” era bloccata dal 1974 e dunque anche qui sono state necessarie non semplici trattative. I risultati sono i seguenti:
Strutturazione dell'Istituto di Igiene con il riconoscimento della convenienza di utilizzare per la rete ospedaliera e non solo per il Policlinico le competenze della Università.

In proposito desidero cogliere l'occasione per invitare i professori dell'Istituto Sanarelli, in relazione alle competenze affidate con la strutturazione, a costituire una commissione per affrontare i problemi del complesso ospedaliero. Io ho chiesto all'Assessore alla Sanità l'inserimento nella commissione di indagine recentemente istituita dei professori impegnati nell'Istituto.

Strutturazione di Fisica sanitaria (con l'utilizzazione della Medicina del Lavoro). In questo caso vanno citati sia l'impegno finanziario dell'Università concretatosi in un contributo straordinario e nella iscrizione in bilancio di un contributo ordinario sia l'assegnazione di 800 metri quadri nell'area del Policlinico. Fisica sanitaria e Igiene possono collegarsi alla direzione sanitaria per collaborare alla riorganizzazione dello Ospedale, per la sicurezza degli utenti, del personale e degli impianti.

Brevemente, per non tediare, citerò le altre strutturazioni. Genetica medica, anche questa volta per tutta la rete ospedaliera. Citogenetica, tre divisioni e un servizio (centralizzazione di Medicina nucleare) dell'Istituto di Radiologia, Divisioni di Anatomia chirurgica, II Divisione di Neurochirurgia, Neuropsichiatria infantile, Neurologia, Neuroradiologia, Servizio di Chirurgia Pediatrica.

g) Servizi generali. Un impegno notevole è stato speso per affrontare i problemi dei servizi generali: impianti di riscaldamento, di lavanderia e di cucina, tutti in condizioni di dissesto. I programmi di centralizzazione degli impianti e di rinnovamento della cucina sono stati definiti e l'iter per la loro approvazione e il loro finanziamento è stato avviato. Per le lavanderie la soluzione è già stata adottata.

h) Attrezzature. Per il rinnovo delle attrezzature sono stati ottenuti un contributo di 1,3 miliardi dalla Regione e l'autorizzazione ad anticipare per il Pio Istituto 1,8 miliardi. Per questo secondo intervento va precisato che è stato completamente chiarito con il Pio Istituto che questa somma viene imputata all'applicazione dell'articolo 7 della convenzione e non dell'articolo 8 che riguarda i proventi ambulatoriali. Per questi si dovrà definire il non mai applicato articolo 8 che prevede di stabilire la quota spettante all'Università.
La somma di 1,8 miliardi è stata definitivamente ripartita dal Consiglio di amministrazione dell'Università il 1 marzo.

i) Edilizia. Anche in questo settore è stato fatto più che nel passato. Nel 1976-77 il Consiglio di amministrazione ha assegnato alla Facoltà di Medicina 1,3 miliardi e in questi primi mesi dell'anno accademico 1977-78 già 0,5 miliardi. Gli interventi principali hanno riguardato il Pronto Soccorso, la Neurologia, la Neuropsichiatria infantile, la Pediatria, la III Clinica medica, l'Ortopedia, la Medicina Legale. Si è anche intervenuto sui servizi di Facoltà (l'aula del Consiglio, la Presidenza, la Segreteria didattica). Non vanno dimenticati i circa 2 miliardi del Genio Civile per il 1977.

Ma io credo che la notizia più importante sia la decisione assunta dal Consiglio di amministrazione, in base a una proposta da me fatta già da qualche mese, di fare effettuare uno studio organico da esperti di edilizia ospedaliera per il risanamento e la ristrutturazione del Policlinico. E' un impegno importante per un piano di interventi per i quali le risorse sono disponibili. Ricordo che l'Università di Roma ha ottenuto 60 degli 80 miliardi richiesti sulla legge 50 per il finanziamento dell'edilizia universitaria; nel programma sono previste per il Policlinico finanziamenti specifici e finanziamenti indiretti attraverso gli interventi di adeguamento alle norme ENPI. Io ritengo, come ho già detto, che si possa poi anche contare sui 12 miliardi dei crediti pregressi e su altre risorse (ad esempio, del Genio Civile).

1) Pianta organica. Per quanto riguarda la carenza di personale paramedico è stato posto, con chiarezza e decisione, il problema, uscendo dagli equivoci e dalle polemiche. E' venuto finalmente il riconoscimento unanime della esigenza di 1.100 unità. So bene che sul problema dell'assunzione di personale paramedico ci sono varie posizioni, ma in proposito occorre tener conto che, di fatto, dalla firma della convenzione, erano state sospese le assunzioni di portantini e infermieri da parte della Università. Solo nel 1977 il problema è uscito dalle secche dell'attendismo e oggi ci troviamo di fronte a due fatti a mio avviso positivi: la valutazione, sia pure di massima, dei bisogni e l'impegno della Regione alle assunzioni.

Per l'Università ho posto in modo formale il problema delle assunzioni dirette di personale universitario.

m) Convenzioni. Credo sia interessante segnalare la convenzione, da perfezionare, con la Clinica Sant'Anna e l'iniziativa collegata alla Clinica Muzii.

n) Progetti approvati e da realizzare. E' stato approvato un progetto riguardante la ristrutturazione dell'astanteria e dell'accettazione che appare come il punto naturale di partenza del programma più generale di riorganizzazione del Policlinico del quale ho parlato.

Concludendo, un impegno serrato su tutti i problemi connessi al recupero di funzionalità del Policlinico, da quelli del personale (medico e non medico) a quelli di nuovi reparti, da quelli delle apparecchiature a quelli dell'edilizia, da quelli finanziaria quelli organizzativi, da quelli dell'adeguamento del personale paramedico a quelli della impostazione della riorganizzazione. Nell'ambito della convenzione è tutto ciò che si poteva fare e che è stato fatto.

Devo dire che quanto si è potuto realizzare è strettamente connesso al clima di collaborazione tra. Rettorato e Assessorato alla Sanità, alla disponibilità della nuova Presidenza del Pio Istituto, all'impegno assiduo del Pro-Rettore.

UN NUOVO QUADRO DI COLLABORAZIONE UNIVERSITA'-REGIONE

Il processo di chiarificazione e di elaborazione per mettere a punto un nuovo quadro di collaborazione tra Università e Regione per la Facoltà di Medicina è stato molto impegnativo e non semplice. Nella relazione ai Consigli di Facoltà riuniti lo ho descritto nei suoi termini essenziali. Qui mi soffermerò più in dettaglio sulle varie fasi di questo processo, sulla impostazione che, a mio avviso, occorrerebbe adottare per la trattativa conclusiva che l'Università si prepara ad aprire.

La prima fase, avviata fin dal gennaio 1977 parallelamente all'azione per i problemi del breve periodo che ho appena finito di descrivere, consiste nel lavoro di una commissione paritetica Università- Regione. Di tale commissione facevano parte per l'Università il Rettore, il Pro-Rettore e il Funzionario che segue i problemi del Policlinico, per la Regione tre membri della Commissione Sanità rappresentativi dei tre maggiori partiti. Il 29 aprile 1977 fu firmato un accordo che prevedeva:

a) l'istituzione di un polo didattico-assistenziale nelle strutture ospedaliere incidenti sul territorio di Monteverde Nuovo; b) la riorganizzazione delle scuole di specializzazione, tenendo conto delle esigenze sanitarie regionali e delle direttive della CEE.

In tale accordo si prevedeva di proseguire i lavori sui temi:

1) utilizzazione concordata di Villa Madonna delle Rose e Villa Tiburtina di proprietà dell'Università;

2) bilancio dei rapporti convenzionali ai fini del pieno impiego di tutte le strutture assistenziali e della elaborazione di una nuova convenzione.

I lavori di tale commissione non sono poi, per varie difficoltà, proseguiti e allo stato delle cose l'Università attende che siano definiti tempi e modi per realizzare l'accordo.

La seconda fase è consistita nella valutazione dei rapporti convenzionali con il Pio Istituto sulla base dell'esperienza in varie sedi collegiali e, precisamente, nel consiglio di amministrazione in giugno, nel consiglio dei clinici in luglio e in un incontro tra Rettorato – Assessorato alla Sanità – Consiglio dei Clinici – Pio Istituto, pure in luglio. Sulla base di questa larga consultazione e di una unanime valutazione sulla esigenza di una nuova convenzione, il Consiglio di Amministrazione dell'Università ha in settembre deciso di non rinnovare la convenzione esistente anche per determinare uno stimolo concreto alla trattativa. Il prolungamento per soli tre mesi deciso in dicembre, anche questa volta in accordo con tutte le richieste, sta a documentare la convinzione che ormai il problema è urgente e deve essere affrontato. Accanto ai punti definiti nella prima fase (polo didattico-assistenziale a Monteverde, riorganizzazione delle scuole di specializzazione) e nella seconda fase (nuova convenzione) sono state impostate chiaramente varie altre questioni.

Per Villa Tiburtina è stata fin dal mese di marzo presentata una proposta scritta di utilizzazione dichiarando la disponibilità a trovare una soluzione che contemperasse le esigenze della Regione e quelli della fondazione che ne è proprietaria e che deve tener conto dei vincoli testamentari. La trattativa, condotta dal Prof. Lucchesi, è stata lunga e ha portato all'elaborazione di una proposta concordata che occorre però attuare.

Per le Scuole di Specializzazione per Paramedici, partendo dalla proposta dei direttori e dalla disponibilità dell'Assessore alla Sanità è stata approvata dal Consiglio di Amministrazione la proposta di convenzione con la Regione ed è stata in questi giorni formalmente presentata. La proposta coinvolge undici delle tredici scuole e concerne un patrimonio di esperienze e di competenze che potrà essere utilmente inserito nel quadro degli interventi in questo importante settore di istruzione.

Per la utilizzazione di Clinica Moscati, sulla cui destinazione vi è una richiesta del Policlinico Gemelli, è stata tempestivamente presentata la candidatura della nostra Università. Anche la proposta formale, approvata dal Consiglio di Amministrazione, è stata presentata alla regione.

Sono dunque sul tavolo delle trattative l'attuazione dell'accordo sul Polo di Monteverde e sulle Scuole di Specializzazione, la elaborazione di una nuova convenzione, i problemi di Villa Tiburtina, delle scuole di Specializzazione per paramedici, della Clinica Moscati. A questi va aggiunto il problema non più procrastinabile della utilizzazione di Villa Madonna delle Rose che non può rimanere ulteriormente inutilizzata.

Sono sette punti, che chi ha partecipato alle riunioni degli ultimi mesi del Consiglio di Amministrazione e agli incontri con i sindacati e le forze politiche, ha sentito da me indicare con chiarezza. Ora su tutti questi punti occorre perseguire un accordo. Dicevo il 16 gennaio nella relazione: “A questo processo di chiarificazione in quest’anno abbiamo cercato di dare un contributo, stabilendo punti precisi di riferimento per una trattativa che ormai si impone e che costituirà un notevole impegno nei prossimi mesi per affrontare, in un contesto globale, i problemi del rapporto tra Università e Regione in questo campo e definire i termini di un protocollo di intesa. E' in questo ambito che si collocano i problemi che nascono dalla disaggregazione in più enti del Pio Istituto e della nuova Convenzione, la utilizzazione di Villa Madonna delle Rose e di Villa Tiburtina, della collaborazione con gli Enti Ospedalieri, delle Scuole di Specializzazione per il personale medico e paramedico”.

L'obiettivo è dunque a mio avviso, una intesa globale e diretta con la Regione. Occorre definire il metodo da seguire e il contenuto dell'intesa. Io credo che il metodo deve essere quello del confronto e della collaborazione, con uno sforzo inteso a comprendere la complessità della situazione, nel rispetto dell'autonomia dell'Università e della competenza della Regione. Contrapposizioni polemiche o ricerca di responsabilità, che hanno radici profonde e lontane, non possono portare contributi reali in una situazione già di per sé difficile. L'analisi obiettiva dei fatti e una valutazione serena delle esigenze consentiranno, ne sono convinto, di pervenire più facilmente a una buona intesa.

Per quanto riguarda il contenuto di quest’ultima credo che debbano essere distinte le esigenze e le vie per soddisfarle. Su questi due punti la riunione di oggi può portare un contributo importante. Io mi limito ad indicare le esigenze che mi appaiono prioritarie:

a) un aumento delle strutture per la Facoltà che consenta di rispondere alle esigenze di insegnamento e di ricerca e di utilizzare nelle strutture sanitarie pubbliche le grandi potenzialità della Facoltà;

b) un nuovo metodo di gestione che consenta un rapido recupero di funzionalità del Policlinico;

c) il rispetto della primaria responsabilità dell'Università nell'insegnamento. Occorre dunque in conclusione ricercare una intesa globale e diretta con la Regione, nel cui quadro deve però essere data una precisa e concreta risposta alle esigenze minime che ho indicato.

CONCLUSIONE

Prima di concludere questo intervento – e ormai sta diventando una tradizione personale – non posso non citare quello che io ritengo il contributo più significativo e importante, in prospettiva, alla soluzione dei problemi. Lo lascio per ultimo perché conosco i sorrisi che il solo nome di Tor Vergata suscita. Va però ricordato che la previsione di una Facoltà di Medicina e di un Policlinico nel disegno di legge presentato nel giugno 1977 dal governo è il riconoscimento di una esigenza che è stata dalla nostra università sostenuta con decisione. A chi sorride ricorderò che il progetto dell'attuale Policlinico fu ideato da G. Baccelli nel 1874 e iniziò a concretarsi 10 anni dopo nel 1884. Solo nel 1888 fu posta la prima pietra e nel 1902 la costruzione poté dirsi compiuta. Erano passati 28 anni! In quella occasione la costanza fu premiata, mi auguro che anche questa volta sia così.

ALLEGATO 1

Mi limiterò solo ad esporre i fatti nell'illustrare la situazione del policlinico nel dicembre 1976. Questa appare fortemente condizionata da quanto era avvenuto tre anni prima. Come è noto, una pesante agitazione del personale paramedico nata dalla mancata inclusione di norme sullo stato giuridico e sul trattamento economico del personale non docente nel provvedimenti urgenti, aveva portato nel 1974 a:

1) un provvedimento legislativo (la legge 200) che assicurava la perequazione del personale non medico universitario a quello ospedaliero e ne consentiva il passaggio agli enti ospedalieri;

2) una convenzione tra Università e Pio Istituto.

Per quanto concerne la legge 200, nel dicembre 1976, circa 900 unità risultavano passate al Pio Istituto e circa 2.300 rimaste. La legge 200 risultava non applicata nè nell'art. 1 nè nell'art. 2 che concernono il riconoscimento dl mansioni e l'assetto retributivo del personale non medico; non era ancora fissata una interpretazione di tali articoli e ciò era causa di un diffuso e profondo malcontento da parte del personale. In particolare il personale universitario risultava praticamente privo di organi dl gestione amministrativa; gli uffici, per il passaggio della maggior parte del personale amministrativo al Pio Istituto, disponevano solo di 11 unità che non riuscivano a impostare le pratiche relative alle 2.300 unità amministrate. Il personale era per questo in uno stato di esasperazione.

Per quanto concerne la Convenzione il testo stesso con i relativi allegati firmati non risultava disponibile presso il Rettorato, la pianta organica (che avrebbe dovuto essere messa a punto entro tre mesi) non era pronta e la remunerazione del personale medico era bloccata. Lo stato del rapporti tra Università e Pio Istituto per assicurare la gestione del complesso era del tutto insoddisfacente. Non risultava fissata, in nessun documento, a distanza di 3 anni, la somma dovuta all’Università per l'uso dei padiglioni del complesso ospedaliero.

Il Pio Istituto deve, secondo la Convenzione, gestire i servizi (riscaldamento, condizionamento, pulizia) e assicurare la manutenzione ordinaria e in effetti costringe l'Università a surrogarla in quanto non ha creato una struttura proporzionata al nuovo compito che è quasi quadruplicato. La mia esperienza già nella prima settimana è traumatica: si è in continua, pressante fase di emergenza, per tamponare questa o quella falla, per evitare questa o quella chiusura. La situazione è così degradata che la forma prevalente di comunicazione è costituita da telegrammi e telefonate.

Per completare il quadro va osservato che l'Università aveva acquistato nel marzo 1974 il complesso Villa Madonna delle Rose in Tor Lupara su un suolo di 110.000 metri quadri con un edificio strutturato come clinica con una capacità di 360 posti letto e aveva condotto una trattativa con la Regione per stabilire le modalità di utilizzazione. Nel dicembre 1976 risultava che tali trattative non avevano portato a nessuna decisione concreta e che la Regione era orientata a non considerare utilizzazioni diverse da quelle dell'attivazione di un ospedale di zona.

Un'altra iniziativa era stata l'acquisto della Villa Tiburtina (un edificio strutturato come clinica con una capacità di circa 50 posti letto) nel febbraio 1974 da parte della fondazione Eleonora Lorrillard Spencer Cenci che è presieduta dal Rettore. La fondazione dopo l'acquisto aveva avviato trattative informali con la Regione chiedendo di utilizzare tale clinica in accordo con i vincoli testamentari. Nel dicembre 1976 risultava che tali trattative non avevano portato a nessuna decisione e che la Regione era orientata a non considerare utilizzazioni diverse da quella dell'attivazione di un poliambulatorio.

ALLEGATO 2

L'impegno per il Policlinico e più in generale per affrontare i complessi problemi dei rapporti tra l'Università e la struttura sanitaria si è esercitato lungo due linee.

La prima ha avuto ed ha per obiettivo il recupero funzionale del Policlinico attraverso provvedimenti in parte realizzati, in molta parte da attuare; è, cioè, una linea di impegno alla risoluzione dei problemi di funzionalità, nel breve termine. Ad essa si possono ricondurre i provvedimenti per il personale non medico (legge 200, ristrutturazione degli uffici) e medico (delibera di attuazione dell'accordo nazionale unico), per le strutture e le attrezzature (finanziamenti di vari interventi edilizi e utilizzazione di consistenti fondi per il rinnovo delle attrezzature), per la istituzione di nuovi servizi. Attualmente si sta affrontando il problema dell'adeguamento degli organici del personale paramedico con l'obiettivo di pervenire al pieno impiego di tutte le strutture assistenziali. Per questo complesso di interventi si è potuto contare su un rinnovato rapporto di collaborazione con il Pio Istituto e con l'Assessorato alla Sanità della Regione.

La seconda linea è invece consistita in un non facile processo di messa a punto dei complessi problemi che occorre risolvere per definire in modo chiaro il quadro della collaborazione tra l'Università, di cui è parte la Facoltà di Medicina, e la Regione, che ha la responsabilità dell'assistenza sanitaria. L'esigenza del rapporto tra sistema universitario e sistema sanitario nasce dal fatto che ricerca e insegnamento nel campo della medicina sono legati al problema della assistenza. Le forme in cui tale interazione si può esplicare meriterebbero un apposito esame ed un dibattito sull'argomento è a mio avviso importate; si dovrà trovare il modo per organizzarlo. A me preme per ora sottolineare che il problema solleva alcune questioni di fondo, che non sono limitate alla Facoltà di Medicina ed investono aspetti essenziali del ruolo dell'Università. Una questione è quella che nasce dalla utilizzazione delle potenzialità e delle risorse universitarie nella funzione dell'assistenza sanitaria e più in generale nelle funzioni anche di prevenzione, proprie del sistema sanitario; si tratta di uno dei possibili esempi di collegamento dell'Università ai problemi concreti della società in cui l'Università opera. Il modo in cui si affronta la questione in questo settore non può essere scorrelato da un'impostazione generale dei rapporti Università-Società, nel momento in cui si cerca di realizzare un più ampio spettro di collegamenti (Architettura, Economia, Ingegneria, Scienze ecc.).

Una seconda questione è quella che nasce dal modo di concepire la formazione professionale. Si tratta di stabilire se il ruolo dell'Università per tale formazione debba rimanere primario o no, se, in altri termini, la preparazione debba avvenire o no sotto la responsabilità dell'istituzione che è sede primaria della ricerca. E' chiaro che una questione di questo genere non riguarda solo Medicina, ma investe tutti i settori professionali. Poiché, come io credo, la risposta deve essere positiva, rimangono da stabilire le forme nelle quali altre istituzioni possono concorrere, in un rapporto di leale collaborazione ma di distinte responsabilità, ad una migliore preparazione professionale. E questo problema non può essere risolto partendo dalle difficoltà o disfunzioni contingenti, ma guardando all'incidenza in prospettiva delle scelte che si propongono.

Mi sono fermato su questi due problemi, perché sono convinto che essi costituiscono due nodi essenziali, sui quali il dibattito non è stato a mio avviso adeguato. Solo così si può spiegare la varietà di situazioni che sussistono nel nostro paese nei rapporti Università-sistema sanitario, la molteplicità di proposte e la generale indecisione. E' chiaro che se non si stabilisce un quadro di riferimento preciso basato su una ridefinizione chiara dei rapporti Università-Società e del ruolo dell'Università nella formazione professionale, si finisce con l'assumere posizioni sulle quali le situazioni contingenti e i bisogni o gli interessi di singoli o di gruppi esercitano un peso prevalente. E quindi anche l'analisi delle singole situazioni diviene difficile e si può essere portati a esprimere giudizi fortemente contrastanti solo perché si adottano ottiche diverse.

A questo processo di chiarificazione in quest'anno abbiamo cercato di dare un contributo, stabilendo punti precisi di riferimento per una trattativa che ormai si impone e che costituirà un notevole impegno nei prossimi mesi per affrontare, in un contesto globale, i problemi del rapporto tra Università e Regione in questo campo e definire i termini di un protocollo di intesa. E' in questo ambito che si collocano i problemi che nascono dalla disaggregazione in più enti del Pio Istituto e della nuova convenzione, la utilizzazione di Villa Madonna delle Rose e di Villa Tiburtina, della collaborazione con gli enti ospedalieri, delle scuole di specializzazione, per il personale medico e paramedico.

Allegato:
Autore: Antonio Ruberti
06/03/1978 - Tipologia: Relazione - Argomento: Università e Ricerca