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INTERVENTO DEL RETTORE ALLA CONFERENZA SULL'ORDINE DEMOCRATICO ORGANIZZATA DALLA REGIONE LAZIO

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La partecipazione mia e dei membri del Senato Accademico a questa conferenza ha per scopo di portare una testimonianza della Università di Roma sulla situazione in cui opera, sull'impegno con cui la affronta, sulle proposte che ha presentato e presenta alle forze politiche e sociali. Essa ha anche lo scopo di presentare le complesse esigenze e le varie preoccupazioni che l'attuale crisi determina, in un organismo che ha due caratteristiche peculiari: quella di essere una istituzione culturale e quella di avere come componente essenziale gli studenti.

Per descrivere la situazione universitaria occorre partire dalla consapevolezza che l'università é termometro sensibile dello stato della società di cui fa parte e spesso ne vive in anticipo contraddizioni e crisi. Ciò avviene nel nostro come in altri paesi, ma purtroppo da noi non sempre di ciò si é tenuto e si tiene sufficientemente conto. E' da anni che lo stato dell'università mostra quanto profondo sia il malessere della nostra società, grave la crisi dei valori di riferimento, estesa la difficoltà di ricondurre a obiettivi chiari e comprensibili iniziative e programmi politici. E ciò di fronte al bisogno di rigore e di pulizia che dai giovani vengono vissuti con l'intensità, che alla loro stagione é naturale.

Da anni, accanto al malessere e ai bisogni, nelle Università c'é stata violenza, in varie forme e in vari gradi e tutti coloro che nelle università hanno vissuto e vivono ne sono stati coinvolti, soffrendono le contraddizioni laceranti. Da un lato é andata aggravandosi la crisi, dall'altro l'intolleranza; e questa si é andata sempre più trasformando in violenza. Nel parlarne si corre il rischio o di ridurre i problemi a quelli della repressione o di volerli riportare sempre a espressione di disagi più profondi con atteggiamenti superficialmente giustificazionisti. Ad ambedue le semplificazioni occorre sfuggire attraverso un'analisi che sia al tempo stesso rigorosa e equilibrata. Ed io vorrei qui rivendicare all'università la capacità, che in questi anni di travaglio ha dimostrato, di non lasciarsi trascinare in una logica repressiva, garantendo invece quegli spazi di libertà che nella università sono vitali, vitali alla funzione culturale che le é propria.

Mi pare importante chiarire dopo queste considerazioni generali la nostra posizione sia rispetto alla violenza sia rispetto alla crisi.

Condanniamo la violenza, e la intolleranza che ne é alla base, in tutte le sue forme e da chiunque venga esercitata. E qui voglio sottolineare quanto sia pericoloso mantenere posizioni ambigue su questo punto, ricordando una frase che a me sembra riassuma in modo chiaro i pericoli che nascono dall'intolleranza: "Se si può strappare un capello a chi la pensa diversamente da noi, si potrà disporre della sua testa perché non vi sono limiti all’ingiustizia; saranno l'interesse o il fanatismo o il momento o la circostanza a decidere del più o del meno del male che ci si permetterà".

E la violenza non é solo quella fisica, é anche quella che si esercita contro la libertà di insegnamento, il diritto al dibattito, il diritto al dissenso. E la violenza si manifesta nella facoltà, all'opera universitaria, nel policlinico, con episodi intollerabili che da troppi anni sono stati inutilmente denunciati. Chi nella situazione attuale ricorre alla violenza si assume anche la responsabilità di ridurre gli spazi di libertà, alimenta il pericolo di involuzioni antidemocratiche. E dunque contro la violenza la nostra posizione deve essere chiara, proprio per le implicazioni di fondo che ho appena citato. Ma un'assoluta intransigenza va mantenuta perché non passino attraverso questo momento di difesa rispetto alla violenza, che deve essere di difesa della democrazia, provvedimenti che ledono i diritti civili posti a garanzia della libertà di ciascuno e di tutti.

Il nostro impegno però non può esaurirsi nella difesa rispetto violenza; esso deve esercitarsi con uguale o meglio maggiore convinzione nell'affrontare i problemi. E anche qui voglio essere chiaro: l'incancrenirsi dei problemi della scuola in generale, e dell'università in particolare, devono essere visti da tutti come una colpa verso i giovani e quindi anche questa come una forma di violenza. L'aver lasciato le strutture dell'università sostanzialmente immutate, dopo aver consentito l'accesso di massa, il non essere riusciti a trovare un accordo sui progetti di riforma, l'incapacità a intervenire anche laddove le situazioni sono chiaramente drammatiche rinviando provvedimenti su cui a parole si é tutti d'accordo (e qui mi riferisco a Tor Vergata) non possono che alimentare la sfiducia verso questa società, e di ciò siamo tutti responsabili.

Da un lato dunque impegno rigoroso contro la violenza, nel rispetto dei diritti civili e con la garanzia del diritto al dissenso, dall'altro impegno con una rinnovata tensione e un più profondo senso di responsabilità nell'affrontare i problemi per ridare fiducia nella possibilità di risolvere, attraverso il metodo democratico, i problemi della nostra società.

Come rappresentante dell'università di Roma io qui desidero presentare anche proposte concrete ai rappresentanti delle forze politiche e sociali. Chiediamo anzitutto che venga tenuto sempre presente il ruolo fondamentale che le istituzioni culturali, e prima fra queste l'università, svolgono nella società. E quindi chiediamo di guardare all'università tenendo conto della sua autonomia e della necessità che in essa vi siano spazi di libertà per il dissenso, che nella cultura é germe fecondo. Chiediamo una solidarietà attiva per risolvere i problemi che ci troviamo ad affrontare. E qui voglio elencarli anche se a molti sono già noti:

1. occorre dire basta ai rinvii per la seconda università di Roma; e in questo devono essere superati i contrasti di parte. La nuova università deve nascere come simbolo di un impegno nuovo. Nel progetto occorre coinvolgere la città, gli studenti, i docenti, i non docenti, facendo diventare questa impresa patrimonio di tutti, come avvio ad un futuro diverso.

2. occorre che il nostro appello ai quartieri perché vengano accolti gli studenti fuorisede trovi comprensione e solidarietà. Occorre superare le diffidenze e le chiusure.

3. Chiediamo un impegno delle forze politiche per affrontare insieme i problemi che sono alla base delle tensioni che in questo momento vive l'ateneo. Parlo delle sperequazioni retributive dei non docenti, che solo interventi legislativi possono eliminare.

Io sono convinto che questo importante momento di dibattito che la Regione ha voluto organizzare, può contribuire a segnare una svolta nel modo di affrontare i problemi. Ma occorre che, chiuso il dibattito, rimanga la volontà qui espressa e si eserciti da parte di tutti di fronte alle difficoltà quell'impegno operoso che solo può restituire fiducia e quindi rompere il cerchio della violenza.
Non c'é altra via e certamente non c'é spazio per altre conferenze se risultati concreti non si riusciranno ad ottenere.

Allegato:
Autore: Antonio Ruberti
02/05/1977 - Tipologia: Intervento - Argomento: Università e Ricerca