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RUBERTI: «INSIEME PER SOSTENERE I DEBOLI DELLA SOCIETA'»

Il Messaggero

Il ministro per Università e ricerca scientifica e tecnologica aderisce alla nostra sottoscrizione. «L'espressione più concreta del valore della solidarietà è il volontariato: un laboratorio di crescita umana, una scuola».

Antonio Ruberti, ministro per l'Università e la ricerca scientifica e tecnologica, è venuto al Messaggero per testimoniare il suo appoggio convinto alla nostra sottoscrizione. E a dispetto dei logori pregiudizi che pongono in contrasto i valori della solidarietà umana con quelli della scienza e della tecnologia, Ruberti esordisce con una riflessione sul termine insieme. «Una parola, che evoca l'esigenza di fronteggiare la negativa tendenza alla frammentazione, alla separatezza che si coglie - dice Ruberti - nella vita sociale e politica. Insieme significa solidarietà tra, le persone, le culture, tra organismi diversi, e stimola il sostegno ai deboli della società».

Ma al di là del significato della parola che fa da bandiera alla nostra sottoscrizione, al Ministro non sfugge certo che la dimensione più vera della solidarietà è quella dell'impegno in prima persona, del "fare quotidiano". «Con un nuovo senso di solidarietà - spiega Ruberti - si possono recuperare momenti per stare insieme e per costruire insieme, per costruire un futuro basato sul confronto e sul dialogo aperto». Per undici anni rettore della Sapienza e prima ancora preside della facoltà di Ingegneria, Ruberti è un professore di Ingegneria dei sistemi. E in quanto professore e tecnologo dopo aver inquadrato la questione in termini teorici arriva subito alle conclusioni: «Non c'è dubbio che l'espressione più concreta del valore della solidarietà è proprio l'azione nella sfera del volontariato».

Ma come vede un ministro della Repubblica il rapporto talvolta non facile tra i militanti delle associazioni del volontariato e l'azione, spesso deficitaria, delle istituzioni? «Quello di garantire a tutti pari diritti e pari opportunità è un dovere complessivo dello Stato - afferma il professor Ruberti - che deve riguardare anche e soprattutto i più deboli. Ma è giusto lavorare perché le istituzioni facciano di più e meglio, impegnandosi in prima persona nei settori e sui problemi in cui questa presenza è meno forte».

E qui il ministro smentisce con decisione le facili riserve di chi si sente sempre a posto con la coscienze e che a difesa di essa oppone argomentazioni di comodo. «Ma chi l'ha detto che la solidarietà e il volontariato sono valori superati? Anche nelle società ricche e avanzate, ci sono situazioni di sofferenza, di solitudine - si infervora il ministro socialista -. Nelle grandi città esistono quelle nuove povertà, quei disagi degli anziani, degli immigrati, degli emarginati, dei malati, dei diversi, rispetto alle quali gli interventi del volontariato si dimostrano preziosi. Integrano le istituzioni o vi suppliscono laddove le istituzioni non sanno o non possono agire adeguatamente».

Da professore e padre di famiglia, Ruberti ha un alta concezione del volontariato anche per i suoi valori educativi: «La solidarietà non giova solo a chi ne beneficia, ma anche a chi la pratica affrontando problemi impegnativi. Sì, il volontariato è anche un laboratorio di crescita umana, una scuola».

Allegato:
Autore: Fabrizio Venturini
23/02/1992 - Tipologia: Intervista - Argomento: Altri scritti e discorsi