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MOLTI FESTIVAL IN UNO

Il Giornale della Musica

Un consorzio tra enti romani e viterbesi ha promosso una super rassegna estiva. L'idea è del Circolo di Roma e del suo presidente Antonio Ruberti, Ministro dellla Ricerca Scientifica

61 anni, napoletano, tra le labbra un sigaro fumante. Antonio Ruberti è Ministro della ricerca scientifica, dopo esser stato Rettore dell'Università "La Sapienza" di Roma in anni molto difficili, dal '76 all'87. In quanto presidente del Circolo di Roma - una sua creazione di quegli anni, destinata a dotare la città di un organismo culturale adeguato allo scenario del 2000 - Ruberti oggi presiede il Festival dei Festivals, una nuova manifestazione che si svolgerà dall'8 al 23 luglio a Viterbo e in altri centri della Tuscia.

Signor Ministro, è ambiziosa questa sigla. Da dove nasce?
«Dall'idea di indicare con immediatezza una sintesi di realtà diverse. La denominazione, voglio precisare, fu individuata per la prima volta in occasione di un incontro tenutosi il 7 dicembre 1985 a Roma. Oltre a me ed altri, c'erano Carlo Ripa di Meana, Luigi Mazzella, Carla Sepe e Sergio Miotto del Circolo di Roma, Alberto Antignani, Maurizio Scaparro, Francesco Gennaro. E ricordo bene che fu proprio Francesco Gennaro, l'attuale segretario generale, a proporre questa sigla e quest'idea ».

Viene subito da chiederLe: ancora un altro festival? Non sono già abbastanza?
« E’ stata la nostra preoccupazione di partenza, ma riflettendo ci è apparsa un'iniziativa ricca di potenzialità. Infatti il progetto è impostato su produzioni che provengono da importanti rassegne italiane ed estere. Così raggiungiamo due obiettivi. Da una parte possiamo realizzare una vetrina di spettacoli che altrimenti rimarrebbero confinati nei pur illustri festival di provenienza. E dall'altra - ma non in questo primo anno - possiamo affiancare ad essi produzioni nuove indirizzate alla contemporaneità. A noi interessa creare un circuito che moltiplichi il godimento dal vivo di lavori validi, non sempre facilmente raggiungibili, e realizzi così il massimo rendimento degli investimenti».

Tutt'altra cosa, quindi, dall'ennesimo festival?
«Mi pare l'obiezione meno sostenibile. Noi offriamo una scelta dai grandi festival che già si tengono. Per spendere meno e meglio, senza l'assillo dell'esclusiva, che è un assillo costoso. E contemporaneamente offriamo ad altri enti l'occasione di un parziale ammortamento ».

Com'è strutturata la vostra iniziativa?
«È una manifestazione multidisciplinare, che si articola in varie sezioni: musica, danza, prosa, jazz, cinema, televisione, e in futuro anche arti figurative e design. Tengo a sottolineare un'altra particolarità. Il Festival dei Festivals si è costituito con una convenzione che mette insieme le massime istituzioni culturali romane (Santa Cecilia, Teatro dell'Opera, Teatro di Roma, RaiSede Regionale Lazio, Ente Gestione Cinema, Circolo di Roma), gli enti locali del viterbese (Comune, Provincia, Ente del Turismo, Azienda di Soggiorno) e l'Università della Tuscia. Va certamente sottolineato come dato positivo l'aver promosso la collaborazione di enti prestigiosi, che pur mantenendo la loro identità favoriscono un progetto complessivo».

Ci può anticipare qualche titolo in cartellone?
«Dal Maggio Fiorentino riceviamo la Martha Graham Dance Company. Da Santa Cecilia l'Orchestra sinfonica, diretta da Gennadij Rozdestvenskij. Il Teatro dell'Opera ci porta il suo corpo di ballo con Blues e Fanfare. La prosa prevede, oltre alla presenza del Teatro di Roma, Iliade dal poema di Omero proveniente dal Festival dei Due Mondi. Da Umbria Jazz ospitiamo Gil Evans Orchestra, Phil Woods Quintet, Donald Harrison-Terence Blanchard Quintet. Per il cinema, dal Festival Roma Europa 1988 (Villa Medici), c'è Cabiria».

Può essere una risposta a chi critica per principio la nascita di altri festival?
«I festival non sono troppi in se, dipende da come si fanno, se c'è il rispetto della qualità e della giusta economia. A chi ha operato sul terreno della scienza e della cultura appare naturale l'allargamento della formazione e del consumo culturale, quindi anche dello spettacolo. E non dobbiamo dimenticare, per il nostro Paese, l'aspetto concreto della ricaduta di movimento turistico. E’ contraddittorio lamentarsi dell'insufficiente utilizzazione del nostro patrimonio artistico-culturale da una parte, e criticare dall'altra la crescita dei festival che quel patrimonio comunque vitalizza. Come sempre, bisogna valutare caso per caso».

Lei diceva che il Festival dei Festivals servirà a promuovere anche un turismo qualificato.
«Anche questa è una delle nostre intenzioni, e spero che venga premiata. Perché la realtà viterbese, che adesso è fuori dagli itinerari turistici correnti, è ricca di località artistiche. Ed è a un passo da Roma. Non a caso, sia per l'importanza dell'iniziativa sia per la bellezza dei luoghi, uno studio celebre come Giugiaro Design si misura per la prima volta con lo spettacolo, offrendoci la creazione del Logo e di tutta la linea grafica »

Allegato:
Autore: Francesco A. Saponaro
01/07/1988 - Tipologia: Intervista - Argomento: Altri scritti e discorsi